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L’accordo commerciale tra i paesi emergenti - conosciuto come Sud-Sud – per ridurre le tariffe di importazione tra loro potrebbe annoverare meno dei 22 partecipanti inizialmente previsti, a causa di differenti problemi di ciascuno di essi relativi all’apertura dei propri mercati nell’ambito della recessione globale.

Il Brasile sta tentando di accelerare l’accordo, che si sta negoziando da cinque anni, per permettere la liberalizzazione di circa il 70% del commercio tra di essi, con tagli nelle tariffe compresi tra il 20% e il 30%.

Per questo motivo, sta tentando di trovare un “gruppo centrale” di partecipanti, che può includere i grandi Paesi emergenti, includendo il Mercosur, l’India, alcuni Paesi asiatici e alcuni africani.

Da un altro lato, l’Algeria capeggia un piccolo numero di paesi che non accetta né il taglio del 30% delle tariffe, né la quota del 70% dell’accordo. L’Iran ha altri problemi, mentre altri tre/quattro paesi tendono a valutare l’entrata nell’accordo in un secondo momento.

Il negoziato si sta sviluppando come Accordo sul Sistema Globale delle Preferenze Commerciali (SGPC), nell’ambito dall’Agenzia delle Nazioni Unite per il Commercio e lo Sviluppo (UNCTAD), che prevede lo scambio di concessioni tariffarie tra i paesi firmatari.

Va sottolineato che, dei 40 paesi membri del SGPC, la metà non ha neppure avviato i negoziati e adesso, nella fase finale, sorgono quei problemi che mettono in evidenza tutte le difficoltà di concludere quegli accordi, sia pur timidi, di maggior liberismo economico.

La situazione si spiega anche con la differenza di questo negoziato. Nel Doha Round, in ambito OMC-Organizzazione Mondiale del Commercio, si è in presenza di un negoziato multilaterale, in cui tutti sono invitati a partecipare.

Il negoziato Sud-Sud all’interno dell’UNCTAD è plurilaterale, partecipa chi intende partecipare. L’aspettativa è che i ministri del “gruppo centrale” di emergenti definiscano l’accordo nella prossima settimana, a margine della conferenza ministeriale dell’OMC. Nel frattempo, i preparativi della conferenza ministeriale dell’OMC mostrano uno svuotamento delle discussioni sul Doha Round. Ma la maggioranza dei paesi è disposta a reagire e segnalare che non accetta il rifiuto degli Stati Uniti a negoziare.

Altri ritengono che sarebbe meglio evitare un attacco frontale in questo momento e aumentare la pressione solamente il prossimo anno, nella riunione di vertice del G-20 in Canada, cosa che altri negoziatori considerano un errore.

In questo scenario, Brasile, Cina, India e altri paesi, includendo Cuba e Equador, sono passati a chiedere la modifica del funzionamento della stessa OMC, esigendo una maggior rappresentatività nel Segretariato dell’organismo internazionale. Da parte sua, l’Unione Europea vuole approfittare della presenza delle decine di ministri che cominceranno a arrivare a Ginevra per tentare di “rienergizzare” il negoziato sul commercio e l’ambiente nell’OMC, al fine di dare un segnale per la Conferenza sul Clima di Copenhagen, che si svolgerà a dicembre.

Gli europei vorrebbero guadagnarsi l’appoggio per una proposta di accordo settoriale che miri a ridurre ulteriormente le tariffe di importazione di prodotti specifici per combattere i cambiamenti climatici. La lista riguarda 53 prodotti che attualmente sono sottoposti a aliquote che vanno da 1% a 5% nei paesi industrializzati e dal 4% al 19% nei paesi in via di sviluppo.

La proposta già è stata fatta nel 2007 e non ha avuto successo, perché gli emergenti, come il Brasile, reclamano che gli europei e gli Stati Uniti hanno inserito nella lista solo i prodotti che vogliono vendere, come i pannelli solari, le turbine idrauliche e la tecnologia eolica, ma escludono, per esempio, l’etanolo.

 

Fonte: www.ice.it - by Roberto Rais

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