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Nonostante l’attuale fase di rallentamento della crescita economica, l’India rimane una delle principali destinazioni in cui vengono effettuati Investimenti Diretti Esteri: questo quanto riportato da un recente studio condotto dalla Nazioni Unite. Secondo tale analisi, nel 2013 i flussi di IDE nel Paese asiatico hanno sperimentato un incremento del 17% rispetto all’anno precedente, raggiungendo la somma di 28 miliardi di USD; oggi, l’India si configura al 16.mo posto nel ranking tra le economie globali in grado di attrarre un maggior numero di IDE.

Molto interessante evidenziare come i flussi di IDE verso le economie emergenti abbiano toccato quota 759 miliardi di USD, arrivando a costituire il 52% di tutti gli investimenti a livello mondiale; al contrario, le economie sviluppate, pur facendo registrare un +12%, detengono il 39%, dato fra i più bassi che si siano mai verificati fino ad oggi. I BRICS (+21% di IDE rispetto al 2012) possiedono una quota di IDE globali pari al 22%, ovvero il doppio rispetto ai livelli pre-crisi.

New Delhi ha accolto positivamente tali notizie. Il Ministro del Commercio e dell’Industria, Anand Sharma, ha sottolineato che l’India, tra il 2009 e il 2013, è riuscita ad attirare una cifra che si attesta intorno ai 173 miliardi di USD in relazione agli IDE, nonostante la forte concorrenza delle economie emergenti; tuttavia, ha affermato che l’attuale crescita economica del Paese non è commisurata alle sue reali potenzialità.

A tal proposito, il Governo indiano (le cui stime indicano una crescita del PIL nell’anno fiscale 2013-2014 tra il 6.1% e il 6.7%) intende creare 100 milioni di posti di lavoro nel settore manifatturiero, accrescendo la sua incidenza in termini percentuali sul PIL fino al 25%, rispetto al 16% odierno.

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