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La quota dei prodotti importati nel consumo apparente (è dato dalla produzione nazionale più le importazioni meno le esportazioni) del Brasile è tornata ai livelli pre-crisi.


Nel secondo trimestre del 2010 il coefficiente di importazione ha raggiunto il 20,7%, indice record nella serie trimestrale rilevata dalla Fiesp (Federazione delle Industrie dello Stato di San Paolo) dal 2006. L’indice è molto simile al 20,5% del coefficiente di importazione del terzo trimestre del 2008, prima che la crisi finanziaria si facesse sentire nell’economia reale brasiliana.

Allo stesso tempo, il coefficiente delle esportazioni – percentuale della produzione nazionale destinata all’estero – è al di sotto del livello pre crisi. Secondo il Dipartimento delle Relazioni Internazionali e del Commercio Estero (Derex) della Fiesp, da aprile a giugno del 2010, ogni 100 dollari prodotti in Brasile, 17,70 sono stati esportati. Nel terzo trimestre del 2008 questa quota era di 19,80 dollari. In confronto con lo stesso periodo dello scorso anno, il coefficiente di importazione del secondo trimestre del 2010 è aumentato di quasi quattro punti percentuali, dal 16,9% al 20,7%. Roberto Giannetti da Fonseca, direttore del Derex, ha detto che le cifre sono preoccupanti. Egli ricorda che i coefficienti di importazione e di esportazione erano su livelli simili nel passato. Dal terzo trimestre del 2009, però, l’aumento delle importazioni a ritmo più sostenuto delle esportazioni ha fatto elevare il coefficiente delle importazioni, mentre la tendenza del coefficiente delle esportazioni è in diminuzione.

Lo studio sottolinea che l’aumento delle importazioni è naturale, visto che la base del confronto è bassa perché coincidente con il periodo di crisi piena. Il rilevamento mostra, però, che le importazioni non stanno solo seguendo il ritmo della ripresa del consumo interno. Secondo lo studio, gli acquisti dall’estero stanno mostrando un ritmo di crescita superiore e a quello del consumo apparente e a quello della produzione industriale interna. Da aprile a giugno del 2010 il consumo apparente ha presentato un aumento del 20,6% in relazione al secondo trimestre dello scorso anno. Nello stesso periodo, la produzione industriale è aumentata del 14,3% mentre le importazioni sono aumentate del 47,9%.

Nel confronto con il primo trimestre di quest’anno, quando l’economia domestica già reagiva, le importazioni sono aumentate dell’11,6%, più del consumo e della produzione industriale, che sono aumentate del 7,2% e del 6,9%, rispettivamente. Lo studio mostra anche che è già cominciata la sostituzione di produzione nazionale con prodotti importati, almeno in alcuni segmenti. Secondo Giannetti da Fonseca, il settore delle macchine ed attrezzature è uno di quelli. “Vi sono alcune imprese che stanno già discutendo la riduzione dei turni”. La misura, spiega, è conseguenza della riduzione del consumo per alcuni tipi specifici di macchine e anche per la sostituzione di produzione nazionale con importazioni. Secondo Giannetti da Fonseca, però, il secondo fattore è quello più rilevante. Il segmento di macchine ed attrezzature per fini industriali e commerciali ha presentato un coefficiente di importazione del 43,5% nel secondo trimestre del 2010. Nello stesso periodo del 2008, l’indice era del 40% e, nel 2009, del 43,1%. José Augusto de Castro, vice Presidente dell’Associazione di Commercio Estero del Brasile (AEB), afferma che le cifre non significano deindustrializzazione. Lo sbilanciamento tra consumo, produzione e importazioni, per esempio, può essere spiegato da stock già esistenti o dalla formazione di nuovi stock in funzione di cambio e prezzi. Oltre a ciò, spiega, non sempre si effettua il consumo simultaneamente alla produzione industriale.



Fonte: ICE - by Roberto Rais

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