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Nonostante il difficile momento che sta attraversando il nostro Paese, il made in Italy continua ad esercitare il suo fascino e ad essere apprezzato a livello globale. Per ovvie ragioni di continuità culturale, l’America Latina garantisce da questo punto di vista le possibilità di accesso ad un mercato sempre fortemente interessato ai nostri prodotti: probabilmente in nessuna altra parte del mondo i marchi italiani risultano tanto apprezzati e possono contare su una spendibilità così elevata.

La presenza Italiana in Brasile può ritenersi discreta: sono circa 600 le nostre imprese insediate nel territorio (di cui un terzo sono impianti produttivi e 280 sono filiali commerciali) e tra queste il numero di PMI ammonta a 450. I settori in cui il made in Italy occupa una posizione di leadership sono la meccanica, il comparto alimentare, il settore dei materiali da rivestimento, il tessile, la nautica. Il nostro interscambio commerciale, a testimonianza di una costante continuità culturale, ha sperimentato un incremento a partire dal 2006 del 30% e le nostre esportazioni hanno avuto un vero e proprio boom sempre a partire dallo stesso periodo con un +70%. Nel primo semestre del 2011 il nostro export ha fatto registrare un incremento del 30% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente: tali cifre hanno fatto si che il Brasile rappresenti oggi il secondo mercato del continente Americano, dopo gli Stati Uniti, rispetto al quarto posto occupato nel 2006.

 

L’Italia, tuttavia, può fare molto di più. Questo il pensiero di Emma Marcegaglia, Presidente di Confindustria, che nel corso dell’ultimo Forum Economico tra Italia e Brasile, avvenuto ad ottobre 2011, ha evidenziato come, nonostante le nostre relazioni commerciali con il Brasile godano di buona salute, si possa fare molto di più. Sarebbe opportuno, proprio in virtù del forte legame culturale, cercare nuovi spazi e creare nuove possibilità di export e di internazionalizzazione, soprattutto per le PMI.

 

In un momento come quello attuale, le opportunità offerte dal gigante Brasiliano sono enormi: dal settore alimentare a quello ambientale, dall’automotive alle energie  rinnovabili, dalla nautica all’attività estrattiva di marmi e graniti, dal petrolchimico alle telecomunicazioni solo per citarne alcuni. Tra le aree in cui poter effettuare un investimento si segnala oltre a San Paolo e Rio de Janeiro, lo Stato di Bahia (che offre interessanti opportunità per l’automotive, la trasformazione della plastica e la metallurgia), di Santa Catarina, di Parà e Maranhao.

 

La crescita prevista per il più importante Paese del Sudamerica, si attesterà nei prossimi quattro-cinque anni ad un ritmo superiore al 4%, e non può passare inosservato il fatto che il Brasile sarà teatro dei Mondiali di calcio 2014 e delle Olimpiadi 2016: per poter far fronte a tali eventi, Brasilia spenderà circa 28 miliardi di Euro solo in ambito infrastrutturale. La forte stabilità politica e finanziaria, l’intenso sviluppo demografico, la vertiginosa ascesa della classe media (si calcola che negli ultimi 3 anni ben 45 milioni di Brasiliani siano entrati a far parte della classe media), la crescita di diversi settori fa sì che il Brasile costituisca oggigiorno una delle principali mete in cui investire ed internazionalizzarsi. Anche le agenzie di rating, Fitch su tutte, hanno promosso il Paese Sudamericano, elogiandone il percorso di crescita, che si manterrà “relativamente robusto” nei prossimi anni, e la solidità economica.

 

Tra i principali fattori critici, la complessità del sistema fiscale e i dazi elevati: considerato il costante aumento della capacità di consumo del Paese, Brasilia tenta di proteggere dalla concorrenza estera le aziende nazionali per favorirne la crescita, e di conseguenza i dazi sono tali da far raddoppiare il prezzo della merce importata. Per questa ragione, lo sbarco in Brasile si addice maggiormente alle aziende che intendono produrre in loco o a quelle che assieme al prodotto di punta di fascia alta, sono in grado di associare una seconda linea, dotata dell’appeal del marchio italiano ma dal prezzo più abbordabile.

 

La chiave giusta per l’accesso nei confronti di tale mercato consiste non tanto in un’ottica di breve termine, ovvero di una politica volta meramente all’esportazione, ma nell’investimento produttivo: è questa la corretta modalità di approccio che può garantire risultati concreti in un mercato di 200 milioni di abitanti. In alternativa l’impresa Italiana può pensare anche alla possibilità di una costituzione di società di diritto locale, ad una acquisizione o ad una partnership con società locali.



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